Domande da fare alla mamma: 60 idee sulla sua vita

Che cosa posso chiedere a mia madre per conoscere davvero la sua vita, e non solo il suo colore preferito?

Se cerchi «domande da fare alla mamma» trovi soprattutto quiz: il suo film preferito, il piatto che odia, che cosa si porterebbe su un’isola deserta. Vanno bene per ridere a cena. Non ti dicono niente di chi era tua madre prima di essere tua madre.

Questa lista è un’altra cosa. Sono domande sulla sua vita: la casa dove è cresciuta, la ragazza che era a vent’anni, le scelte che ha fatto e quelle che le sono toccate. Il paradosso è che spesso conosciamo meno la vita di nostra madre di quella di una zia lontana, proprio perché la diamo per scontata.

Non devi fare tutte e sessanta le domande. Molti cercano «100 domande da fare alla mamma», ma cento domande in fila sono un interrogatorio. Ne bastano tre buone e un pomeriggio libero.

Prima di cominciare: come chiedere

Con la mamma c’è un ostacolo in più rispetto ai nonni: lei è abituata a fare le domande, non a riceverle. È stata per decenni quella che chiedeva «hai mangiato?», «a che ora torni?». Rovesciare i ruoli può metterla a disagio, e la prima reazione è spesso «ma che ti interessa?».

Rispondi con la verità: ti interessa. Non serve un motivo solenne. «Mi sono accorto che non so dove hai conosciuto papà» è una ragione sufficiente.

Tre accorgimenti aiutano.

Fai una domanda alla volta, in mezzo ad altro. Una domanda mentre cucinate insieme, una in macchina, una al telefono. Le madri raccontano meglio con le mani occupate.

Chiedi di un momento preciso. «Com’era la tua adolescenza?» non ha risposta. «Che cosa facevi il sabato sera a sedici anni?» sì.

Usa i seguiti. Sotto ogni gruppo trovi le domande che servono quando la risposta è troppo breve. La prima risposta è quasi sempre il titolo. La storia arriva al secondo o al terzo «e poi?».

Le domande da fare alla mamma sulla sua infanzia

  1. Qual è il primo ricordo che hai?
  2. Com’era la casa dove sei cresciuta? Avevi una stanza tua o la dividevi?
  3. Che lavoro facevano i tuoi genitori, e com’era una loro giornata?
  4. Eri più legata a tua madre o a tuo padre? Perché?
  5. Con chi giocavi, e a che cosa?
  6. Che cosa ti facevano fare in casa che a tuo fratello non chiedevano, o viceversa?
  7. C’era una regola di casa che ti sembrava ingiusta?
  8. Qual era il tuo posto preferito per nasconderti o stare da sola?
  9. Che cosa si mangiava la domenica?
  10. C’è un vestito o un oggetto della tua infanzia che ricordi ancora bene?

I seguiti. «Chi c’era con te?», «Che odore aveva?», «Quanti anni avevi, più o meno?». Se nomina una persona, chiedi che cosa le è successo dopo. Se ricorda una regola ingiusta, chiedi se l’ha applicata anche con te. Spesso la risposta fa ridere tutte e due.

Scuola, amiche e i vent’anni

  1. Com’eri a scuola: brava, distratta, ribelle?
  2. C’era un’insegnante che ti ha cambiato qualcosa?
  3. Chi era la tua migliore amica, e vi sentite ancora?
  4. Che musica ascoltavi, e su che cosa: radio, giradischi, mangianastri?
  5. Qual è stata la prima cosa che hai comprato con soldi tuoi?
  6. Che cosa volevi fare da grande?
  7. Chi decideva quando potevi uscire, e fino a che ora?
  8. Qual è la cosa più azzardata che hai fatto da ragazza?
  9. C’è stato un viaggio, anche breve, che ricordi come il primo vero viaggio?
  10. Se potessi rivivere un giorno di quando avevi vent’anni, quale sceglieresti?

I seguiti. La domanda 16 è quella che apre di più. Se risponde con un mestiere che non ha fatto, chiedi con calma: «Che cosa è successo?». Non è una domanda di rimprovero. Molte donne della sua generazione hanno scelto, o si sono viste scegliere la strada, per ragioni che non hanno mai raccontato a nessuno.

Lavoro, soldi e indipendenza

  1. Qual è stato il tuo primo lavoro?
  2. Come l’hai trovato, e quanto ti pagavano?
  3. C’è un lavoro che ti è piaciuto davvero?
  4. Hai mai dovuto smettere di lavorare, o ricominciare? Com’è andata?
  5. Chi gestiva i soldi in casa, quando eri giovane, e poi nella tua famiglia?
  6. C’è stato un periodo in cui eravate stretti? Come ve la cavavate?
  7. Che cosa sai fare che hai imparato da sola?
  8. Di quale lavoro, pagato o no, sei più orgogliosa?

I seguiti. Ricorda che il lavoro di tua madre comprende anche quello che non è mai stato pagato: la casa, i figli, i suoceri, il negozio di famiglia. Se dice «io non ho mai lavorato», chiedile di raccontarti una giornata tipo di quando eri piccolo. Ora per ora. Capirai da solo che cosa intendeva.

L’amore e papà

  1. Dove vi siete visti la prima volta, tu e papà?
  2. Che impressione ti ha fatto?
  3. C’è stato qualcun altro prima di lui?
  4. Chi ha fatto il primo passo?
  5. Come l’hanno presa i tuoi genitori?
  6. Com’era il giorno del matrimonio? Che cosa ricordi di quella giornata, a parte la cerimonia?
  7. Qual è stato il primo litigio serio che ricordi?
  8. Che cosa ti piace ancora di lui, o che cosa ti manca?

I seguiti. Qui serve tatto. Non tutte le storie d’amore sono finite bene, e non tutte sono finite. Se i tuoi genitori sono separati, o se tuo padre non c’è più, lascia che sia lei a scegliere quanto raccontare. Una domanda come «C’è una cosa di quegli anni che ricordi con piacere?» lascia la porta aperta senza spingerla. Se vuoi sentire la stessa storia dall’altra parte, trovi le domande da fare al papà costruite allo stesso modo.

Diventare madre

  1. Come hai saputo che aspettavi il tuo primo figlio?
  2. Che cosa ricordi del giorno in cui sono nato?
  3. Come hai scelto il mio nome? C’erano altri nomi in lizza?
  4. Chi ti ha aiutato i primi mesi?
  5. Che cosa nessuno ti aveva detto sull’essere madre?
  6. Com’ero da piccolo? C’è un episodio che racconti sempre?
  7. Che cosa avresti voluto fare diversamente con noi figli?
  8. Che cosa hai preso da tua madre, e che cosa hai deciso di non prendere?

I seguiti. La domanda 43 è delicata e va fatta senza aspettarsi una confessione. Molte madri rispondono «niente» per difesa. Puoi dire tu una cosa per prima: «Io ricordo con piacere quando…». Poi aspetta.

Famiglia, radici e tradizioni

  1. Che cosa sai dei tuoi nonni?
  2. Da dove veniva la tua famiglia, e perché si è spostata?
  3. C’è un parente di cui in casa non si parlava?
  4. Qual è la ricetta di famiglia che sai fare solo tu?
  5. Me la insegni, con le dosi vere?
  6. Come si festeggiava il Natale quando eri bambina?
  7. C’è un proverbio o un modo di dire che ripeteva sempre tua madre?
  8. Quale oggetto di casa vorresti che restasse in famiglia, e perché?

I seguiti. Per le ricette, cucinate insieme e scrivi tu mentre lei lavora. Per i parenti, tieni un foglio a portata di mano: nomi, paesi, date approssimative. Se ti viene voglia di andare indietro di un’altra generazione, le domande da fare ai nonni sono il passo successivo naturale.

Che cosa ha capito della vita

  1. Che cosa pensi oggi che a trent’anni non pensavi?
  2. Qual è stata la decisione più difficile che hai preso?
  3. Di che cosa hai avuto paura, e poi non è successo?
  4. Qual è il periodo della tua vita in cui sei stata più felice?
  5. C’è qualcuno che vorresti ringraziare e non hai mai ringraziato?
  6. Che cosa vorresti che ricordassimo di te?
  7. C’è qualcosa che ti è sempre piaciuto fare e per cui non hai mai avuto tempo?
  8. C’è una domanda che avresti voluto che ti facessi?

I seguiti. Le risposte a queste domande arrivano spesso come frasi fatte: «Bisogna avere pazienza». Chiedi quando l’ha imparato. Dietro una massima c’è quasi sempre una storia precisa, con un luogo e un anno.

Come conservare quello che ti racconta

Le storie che non vengono fissate da qualche parte si consumano. Fra cinque anni ricorderai che la mamma voleva fare la maestra, ma non più perché ha smesso.

Registra. Il registratore del telefono va benissimo. Chiedi il permesso, appoggialo sul tavolo e non guardarlo più. Avrai la sua voce, le sue pause, le parole in dialetto.

Scrivi la sera stessa. Due o tre storie al massimo, con le sue parole esatte, la data e il posto. Un quaderno qualsiasi basta.

Oppure lascia che scriva lei. Alcune madri raccontano meglio da sole, con calma, senza nessuno che le guardi. Puoi regalarle un quaderno con dieci domande scritte da te in cima alle pagine. Oppure un libro da compilare già pronto: il nostro libro, La storia della tua vita, ha 58 domande in 8 capitoli su 178 pagine di formato 21 x 28 cm, con caratteri grandi, in copertina rigida (22,99 €) o flessibile (16,99 €) su Amazon.it. Esistono anche altri libri di questo tipo, come quelli di Elma van Vliet («Nonna, raccontami di te», «Papà, raccontami di te»). Scegli quello che le somiglia di più, o il quaderno, che funziona lo stesso.

Se lei ha voglia di andare oltre le domande e mettere in fila tutta la sua storia, ci sono indicazioni pratiche su come raccontare la propria vita per iscritto, da sola o con il tuo aiuto.

Da dove cominciare oggi

Scegli una domanda sola da questa lista, quella che ti incuriosisce di più. Non la più importante: la più curiosa. Falla alla prossima telefonata, a metà conversazione, senza annunciarla. Se la risposta è breve, chiedi «e poi?». Se è lunga, ascolta e basta. La seconda domanda la sceglierà lei, raccontando.